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La chiesa di Castel d’Azzano situata nel centro dedicato al Fratello Alfredo Fiorini

(in Via Oppi 29, 37060 Castel d’Azzano Vr), un complesso ad uso convenchiesa-castel-dazzano scapini-missionari-combonianilto, casa di riposo, centro di servizi per missionari comboniani anziani e ammalati.La struttura è stata realizzata dall’ azienda edile essetielle

Per presentarvi le opere conservate nella chiesa, riporto la relazione di Luigi redatta in occasione della fine dei lavori.

Se parlerò in prima persona è per non usare il plurale maiestatis, ma dovrei usare un noi democratico perché ogni realizzazione è stata frutto dell’incontro di idee soprattutto tra Padre Venanzio Milani e me, ma anche con il valido apporto critico dell’architetto Alessandro Bianchi, il validissimo apporto supercritico di Fratel Claudio Bozza, la supervisione attenta dei Fratelli Tarcisio Dal Santo e Giancarlo Bianchi.

Non posso che ringraziare il maestro Igino Legnaghi per la realizzazione del tabernacolo e della statua di S. Daniele Comboni in avorio contenente la reliquia, Giuseppe D’Arpa per la collaborazione alla realizzazione delle 18 vetrate della navata, Totò e Carmela Padovano di “Arte nel vetro” per le 5 vetrate Tiffany dell’Abside, mia figlia Giulia e mia moglie Paola per il valido aiuto nei teleri della Via Crucis e degli abitanti del mondo che adorano il Santissimo, Giorgio e Luigi Savoia con Claudio Scarsele che hanno reso possibile, inventando quasi sempre tecniche inedite, la realizzazione del mio “sogno” di marmo per l’altare, la sede, l’ambone, la lampada del Santissimo.

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Lo spazio in cui realizzare la chiesa era assai interessante: un’aula quadrata con il soffitto in travi lamellari a capanna con un’ampia nicchia verso est per l’abside. Il problema era che bisognava lavorare solamente sul piano senza gradini, sia per la bassezza dell’Abside rispetto al resto, sia per l’esigenza di organizzare spazi idonei ad anziani Padri tornati spesso disabili dalle missioni. Dal momento che il mio tema fondamentale per i marmi era il colore (i colori delle razze del chiesa comboni casteldazzano foto-cappella-dx-vic luigi-scapini-2014mondo), la soluzione del problema venne da un’idea geniale di Padre Milani: risolverlo cromaticamente stagliando su una pavimentazione di marmo chiaro la sagoma di marmo verde Alpi di un grande albero della Vita il cui tronco partiva dall’entrata e si andava ad allargare con due curve armoniose, creando una zona abside assai più grande della nicchia. Fu l’arch. Bianchi a tracciare direttamente le curve al suolo con il capo commesso geom. Vito Procopi.

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Ho pensato che l’albero della Vita poteva anche essere considerato l’albero della conoscenza così importante per la simbologia della Croce (un tema di cui mi occupo dagli anni ’70 con il mio grande mosaico della chiesa di S. Croce) in quanto la parte sinistra  dell’albero culminava col telero della Via Crucis, in cui Cristo si carica del male dell’umanità, e sulla destra col telero di Cristo Cuore del Mondo, dove si offre come nutrimento celeste:  appunto bene e male. Ma è anche assai stimolante l’idea di Albero della Vita, culminante con il Cenacolo Comboniano in paradiso sulla vetrata di fondo dell’abside dietro all’altare e alla sede, ramificandosi lungo il tronco nelle file di banchi con i fedeli che terminano nelle 18 vetrate della navata con Santi, Martiri  e personaggi del mondo Comboniano, non poi così diversi da quelli che fanno parte del cenacolo, come certamente i Padri e i Fratelli nei banchi.   Quindi si può dire che questo può essere considerato anche l’Albero della Vita del mondo Comboniano.

Descrivo queste vetrate realizzate con la tecnica della stratificazione sia per motivi economici che per avere colori più opachi di quelle Tiffany dell’Abside, assai più preziose che mettono in maggior evidenza l’abside partendo da Cristo Cuore del mondo:

chiesacombonicasteld'azzanobozzetto vetrate a 3s.zeno...Luigi scapini 2014S. Zeno.

Strano destino, fu un vescovo Africano a portare il cristianesimo a Verona, da cui S. Daniele Comboni partì per portarlo in Africa.

S. Zeno, pescatore di uomini, pesca sull’Adige, Comboni viene dal lago di Garda, e fu dal Nilo che cominciò la sua opera: dal Benaco al Nilo, il verde fiume di Grazia lungo cui si snoda l’opera dei comboniani è il leitmotiv che scorre sotto un cielo color sangue dei loro martiri, con la loro storia.

Don Nicola Mazza.Fu il maestro che supportò Comboni e gli altri giovani missionari nella realizzazione del loro sogno. L’ho rappresentato mentre li guarda partire e li benedice.

S.Daniele Comboni con i genitori.chiesa-castel-dazzanoscapini-officina-del-vetromissionari-combonianiszeno-donmazzafamcomboni

Ho rappresentato il Santo ancora bambino, quando però aveva già nel cuore tutto il suo progetto. In queste immagini su suggerimento di Padre Milani, ho messo molto in evidenza la famiglia, ambiente che può essere fresca sorgente, o putrida palude, o mare tempestoso, o wadi secco, o ampio fiume, che ci condizionerà per tutta la vita. Penso sia assai utile per conoscere bene Comboni conoscere i suoi genitori.

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Fratel Giosuè dei Cas. Siamo in un istituto per vecchi ammalati, penso sia giusto rappresentare un Fratello che si prese la Lebbra curando i lebbrosi, accanto a lui c’è un rigogliosissimo germoglio di banano sempreverde come i frutti del sacrificio.

Padre Bernardo Sartori.Oltre che un grande missionario fu uomo di preghiera, devotissimo alla Madonna, in particolare quella di Troja.

Fratel Angelo Viviani.Passò gran parte della sua vita a curare i Fratelli vecchi e malati: in questa chiesa in particolare deve avere il suo posto.

 

 

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Suor Liliana Rivetta.

9.Lele Ramin, bozzetto per vetrata luigi scapiniPrima di essere uccisa si occupava delle bambine, delle fanciulle, delle donne Africane.

Fratel Fulvio Lorenzin.

Lui, e sempre in maniera impeccabile, si occupava invece di motori, così preziosi nella vita della missione.

Padre Ezechiele Ramin.

Comboniano entusiasta, attivo trascinatore della gente verso il destino di dignità umana: fu ucciso a colpi di mitra.

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S.Teresina con i genitori. Fa da pendant a S. Daniele Comboni con i genitori. Ebbero vite assai diverse,  lui nel mondo, lei monaca di clausura e dottore della chiesa, ma è la patrona delle missioni che sostenne tutta la vita con la preghiera.

San Giovanni Calabria. È giusto citare qui questo ineffabile Santo veronese, che si occupò di bambini abbandonati, “i buoni fanciulli”, dando loro una formazione soprattutto tecnica.

chiesa.comboni.casteld'azzano.bozzetto vetrate Ruiz, Porres,Roveggio.Luigi scapini 2014S.Martin de Porres. Patrono del Cile, Fratello Domenicano, teneva pulita la chiesa, si occuapava dei poveri, coltivava fiori per il Santissimo, era discendente di schiavi.

San Lorenzo Ruiz. Martire Patrono delle Filippine, dove l’opera dei comboniani è sempre più in crescita.

Beata  Clementina Anwarite.  Qui in fiume della grazia diviene il Congo sulle cui rive esercitò la carità, l’intensa devozione e la fedeltà al Vangelo.

martiri uganda, vetrate, luigi scapiniDi quelli che onora la palma del martirio di cui anche il paliotto dell’altare parla, non pochi vengono dal mondo comboniano: penso sia giusto farli rappresentare da questi tre giovani.

beati okelo e gildo, fam. africana, fam messicana, vetrate luigi scapiniBeati Ugandesi Okelo e Gildo.

Il programma di S. Daniele Comboni era salvare l’Africa con gli Africani. Ecco due catechisti che portano la Croce col Sangue di Cristo per salvare il loro paese.

 

 

Famiglia Messicana.

Ho rappresentato una famiglia di campesinos un po’ denutriti, futuro del mondo, certamente futuro dell’operare dei comboniani.

Famiglia Africana. Il padre è falegname, il figlio ha un libro ed è luminoso, la madre prepara il cibo quotidiano: in onore della Nigrizia di S.Daniele Comboni, simboleggio la S.Famiglia proprio con una famiglia Africana.

Vetrata con il Cenacolo comboniano    
chiesacombonicasteld'azzanobozzetto vetrata cena senza tavola B_NLuigi scapini 2014L’idea, presente nelle regole di Comboni del 1971, venne a Padre Venanzio dalla vetrata di Barbara Ferabecoli -domus Dei a Pesaro- . Le dimensioni della vetrata molto più larghe e basse mi fecero pensare di citare quello che è ormai un archetipo dell’Arte Sacra: la Cena di Leonardo a S.Maria delle Grazie a Milano: basta guardare la posizione delle mani e talvolta le attitudini dei commensali che ripetono quelle degli Apchiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata cena san daniele comboniscapini, musolino,padovano. arte nel vetro2014ostoli del Da Vinci.chiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata cena mariascapini, musolino,padovano. arte nel vetro2014

Ai lati della tavola ci sono quattro bambini in piedi, tutti contenti di partecipare al banchetto della felicità senza fine di cui parlano tutte le preghiere della Messa dopo la Comunione che chiudono a tenaglia la composizione a rappresentare i continenti, la terra che continuamente si rinnova protetta e partecipante all’agape dell’amore, la comunione dei Santi, che si manifesta nella luce di innumerevoli aureole celesti. Al centro sta il Cristo che si offre nell’Eucarestia, il suo costato, con la piaga sulla destra, è ignudo come quello della vetrata della Ferabecoli, ottimo sistema per rappresentare il S.Cuore di cui parlano le regole del 1971 ma che nel XXI secolo è un po’ fuori dal paradigma iconologico nella sua immagine tradizionale. Il Suo Volto riprende un po’ l’antica icona del Monastero di S. Caterina nel Sinai, per me la più potente immagine di C
risto, archetipo questa volta non solo nell’Arte Sacra, ma nelle forme di spiritualità cristiana più profonda. La sua aureola è segnata  da una croce color sangue, vero punto centrale, alfa e omega delle narrazioni figurative presenti nella chiesa.chiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata cena cristo scapini, musolino,padovano. arte nel vetro2014

Alla Sua destra la Beata Vergine Immacolata lo guarda con grande dolcezza e gli accarezza la spalla. Poi  simmetrico all’immagine di S.Daniele Comboni vescovo che sta sulla sinistra , appare il vescovo Antonio Maria Roveggio, suo successore. Poi appare il gesuita S. Pietro Claver che tiene in mano le catene spezzate della schiavitù e vicino Padre Giuchiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata cena part snscapini, musolino,padovano. arte nel vetro2014seppe Ambrosoli che curò le donne di Kalongo da altre schiavitù. Infine ecco santa Bakita che trovò un’altra libertà tra le mura dchiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata cena part dxscapini, musolino,padovano. arte nel vetro2014i un convento canossiano. Alla sinistra di Cristo gli appoggia una mano sulla spalla S. Giuseppe che tiene, alla maniera di certe icone bizantine, un modellino del centro di Castel D’Azzano. S. Giuseppe ha il volto di Comboni al tempo del suo primo viaggio in Africa, con i giovani occhi ardenti di entusiasmo. Poi viene S.Daniele Comboni ormai vescovo, più maturo, più dolce, ma che con una mano piena di forza  e di energia tiene sul cuore la carta geografica dell’Africa mentre appoggia l’altra mano sulla spalla di Sorur, il suo primo sacerdote africano.

Poi, simmetrico a Padre Giuseppe Ambrosoli, appare un altro medico, Fratel Alfredo Fiorini, il cui servizio in Mozambico fu interrotto dai mitra dei guerriglieri, che colloquia amabilmente con Suor Maria Teresa Scandola, altro altissimo esempio dedicato al servizio.

 

Per descrivere le altre vetrate dell’Abside parto da quella sulla sinistra, dopo il telero della Via Crucis.

chiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata fiumescapini, musolino. arte nel vetro2014 chiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata spirito santoscapini, musolino. arte nel vetro2014 chiesacombonicasteld'azzanofoto vetrata villaggioscapini, musolino. arte nel vetro2014 DSC01848Esse hanno tutte una composizione serpeggiante, un po’ come la vibrazione della fiamma d’amore dello Spirito Santo.  Nella prima la mano del Seminatore lascia cadere i semi della Parola. Alcuni danno frutto, altri finiscono sulla strada, o sui sassi, o sulle spine, alcuni su un villaggio africano, altri tra le mani protese di uomini di tutte le razze.

Il villaggio africano ci riporta al villaggio Scilluk sul Nilo dove Comboni fondò una delle prime missioni. Qui appare anche il Nilo e la nave austriaca Stella Matutina.

Nella vetrata dopo quella centrale ho ripreso il tema delle sette chiese del mosaico della Cappella Comboni come a rappresentare la meta di quel viaggio di evangelizzazione iniziato a bordo della Stella Matutina.

La prima è S.Zeno in Verona, basilica del vescovo moro, città che vide S. Daniele Comboni giovane sacerdote; la seconda Cord Jesus al Cairo, base delle sue prime imprese in Africa; la terza la cattedrale di Khartoum, città che vide fiorire le sue idee, ma anche la sua morte; la quarta il santuario nazionale dei martiri cattolici a Namugongo in Uganda; la quinta Nostra Signora di Guadalupe: i comboniani arrivano in Messico; la sesta la cattedrale di São Mateus Santa Maria Mãe da Igreja in Brasile ed infine, la più vecchia e saturnina, la cattedrale di Macao in Cina ormai ridotta ad una quinta tra i grattaceli. L’ultima vetrata a destra ha per tema lo Spirito Santo e lo metto in relazione con l’arcobaleno, insieme alla colomba antico simbolo biblico del patto di pace tra Dio e Noè. Tra l’altro questo simbolo di pace si ripeterà intorno al Tabernacolo nel telero accanto.

Nella parte inferiore della vetrata mi è piaciuto rappresentare la frase: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” ed ho sintetizzato le Fiammelle d’Amore dello Spirito nel simbolo della Fenice che è anche simbolo di resurrezione, quando risorge dalle sue ceneri.

Telero della Via Crucis

via crucis, luigi scapini, chiesa castel d'azzano

Ho preferito rappresentare le 15 stazioni della Via Crucis in una sola immagine che serpeggia in salita dal pretorio al sepolcro, piuttosto che spezzettarla lungo le pareti della chiesa data la probabile difficile mobilità dei fedeli.

La Via del Calvario percorsa da un Cristo esile vestito di rosaffrescocomboniani0004so sangue s’inerpica su un arido monte di marmo biancastro. Il sentiero, talvolta a scalini, è definito soprattutto da una grande Croce che ne diviene il paradigma spaziale nonché il segno (Via Crucis).

Il tutto avviene tra due ali di folla che fa da cassa di risonanza portando tutte le sue storie umane come una ballata di accompagnamento.

Da  una piattaforma in basso a sinistra Ponzio Pilato mollemente seduto su una sedia curule dice “ecce homo” indicando con una mano Gesù, mentre lava l’altra in un bacile. Nel cortile del pretorio è protagonista la folla; gli ebrei vestiti di giallo gridano: crucifige, i seguaci di Cristo vestiti di viola o di blu sono annichiliti o piangono, i soldati romani con i mantelli color porpora sono piuttosto ottusi e indifferenti, a parte quei tre che lo caricano della Croce. Cristo è molto passivo e contrasta con il romano Longino che si dà molto da fare.

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Davanti ai pretoriani con le aquile c’è un vecchio sacerdote ebreo, ma anche un esseno.  Gesù, frustato da Longino, cade per la prima volta sui gradini quasi sotto la porta di Efraim, quella che dal pretorio porta alla salita al calvario. Qui è successa una cosa strana, avevo messo sulla chiave di volta della porta un bucranio, simbolo del sacrificio, poi studiando gli emblemi delle 12 tribù di Israele è risultato proprio quello attribuito alla tribù di Efraim, allora ho messo anche un piccolo Efraim a cavalcioni del bucranio e intorno alla scena nonni e nipoti pensando alla verticalità generazionale delle tribù e delle famiglie.

Poi la Via si snoda dietro le mura di Gerusalemme e Cristo si ferma un attimo a guardare la Madonna, strattonato da Longino che lo vuol far proseguire subito. Intorno la folla è composta da madri con bambini.

Poi Longino costringe un muscoloso cireneo vestito di verde con una keifa a scacchetti bianchi e rossi quasi a prefigurare l’islam ad aiutare a portare la pesante Croce. Intorno ci sono padri forzuti e figlioletti altrettanto.

Poi Cristo si ferma ancora, nonostante le frustate di Longino e la Veronica gli asciuga il volto. Poi, proprio sulla curva Cristo cade la terza volta sotto le frustate. Lungo la curva ci sono i suoi seguaci in grandi ambasce. Poi Cristo si ferma a parlare con le donne di Gerusalemme tra cui spicca, anche lei vestita di rosso, la Maddalena, una madre e una bimba assistono alla scena mentre il cireneo in ginocchio tiene calmo Longino che non frusta più e non lo fa nemmeno nell’ultima caduta, dove il cireneo si mette addirittura a pregare. Poi Gesù viene spogliato ed inchiodato alla Croce, mentre due soldati, ho pensato a due orientali più che a due romani, si giocano la tunica scarlatta. Sono più o meno gli stessi crollati al suolo dopo la resurrezione. Per la morte in Croce mi sono rifatto all’iconologia più tradizionale, utilizzando l’immagine di Masaccio della Maddalena vestita di scarlatto (come Cristo) che lancia un grido di dolore con le braccia aperte in ginocchio davanti ai piedi di Gesù. Accanto stanno in posizione assai composta

Mettendo così  in evidenza la drammaticità della posizione della Maddalena, la Vergine e S.Giovanni, un soldato romano con la spugna e l’aceto in meditazione, Longino annichilito con la lancia.

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Cristo è colpito da un lampo, tra due nuvoloni scuri, alla sua destra c’è il ladrone Disma tranquillo, alla sua sinistra il ladrone Tito assai agitato. Alla sua destra il nuvolone scuro si scioglie in un acquazzone sotto il quale i sacerdoti ebrei fuggono precipitosamente scornati, cosa che fanno anche i soldati romani riparandosi sotto gli scudi. Alla sua sinistra un po’arretrata, ho rappresentato la deposizione, ispirata a quella di Rosso Fiorentino, alla quale collaborano devotamente Giuseppe d’Arimatea vestito di viola, il Cireneo e lo stesso Longino praticamente convertito. Saranno proprio loro a far rotolare la pietra del sepolcro, ricavato in una sorta di montagna piramidale.

Nell’ultima immagine in alto a destra riapparirà la montagna piramidale con il sepolcro vuoto, le bende piegate, la pietra rovesciata con sopra una colomba (“bisogna che io me ne vada perché venga lo Spirito”), e tre soldati riversi a raggiera.

Cristo vestito di rosa secondo la tradizione seguita anche da Piero della Francesca a S. Sepolcro, si proietta verso l’alto in un raggio di luce.

 

Telero del Santissimo

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Chiesa-castel-dazzano Scapini-Legnaghi missionari-comboniani Cristo-cuore-del-mondo-Tabernacolo

Al centro sta il tabernacolo creato dal M°Igino Legnaghi circondato da una cornice metallica trattata con un processo elettrolitico che le dà una raffinatissima colorazione azzurra.  Ho ripreso questo colore per il contorno dei continenti della terra al centro della quale sta il Santissimo circondato da un arcobaleno simbolo biblico di pace, su cui è scritto “Cristo, cuore del mondo”.  Il baricentro delle terre emerse del pianeta terra, viene a cadere proprio sul Congo, e lo si vede soprattutto adoperando la proiezione Peters, che tiene conto delle effettive proporzioni tra Nord e Sud. Io ho adattato tale proiezione allo spazio del telero e ho realizzato i continenti con gente che prega, tutti rivolti verso il Santissimo.                                                               Ho poi vestito tutte queste persone con i colori tradizionali dei continenti.luigi e giulia scapini

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Giallo per gli asiatici, nero per gli africani, bianco per gli europei, rosso per gli americani, azzurro per l’oceania.

Tra queste centinaia di persone di tutte le età e di tutte le etnie può essere divertente scoprire alcuni  personaggi storici, ma lascio a voi questo gioco, che poi non è così importante perché protagonista del telero non è l’individuo ma l’umanità.

Davanti al Santissimo ho realizzato un porta-lampada di marmi colorati, che partendo dal verde alpi del pavimento, salgono come fiamme ad elica verso l’alto nei 5 colori delle razze umane: nero, bruno, rosso, giallo, rosa.

inaugurazioneluigi-scapini-2014  Tali colori sono ripresi anche nei cinque martiri biancovestiti, che sostengono la grande tavola dell’altare di marmo bianco Lasa. Dietro le loro mani e le loro teste appaiono le palme del martirio in onice verde, tra uno e l’altro scende un rivolo di marmo rosso sangue.chiesacombonicasteld'azzanobozzetto altareluigi scapini 2014

Oltre all’immagine dei martiri, l’altare contiene una reliquia di S. Daniele Comboni posta nel cuore del martire con la pelle nera, la sua Africa, in una nicchia  rivestita di mosaico d’oro. Tale reliquia è fissata su un reliquiario ricavato da un pezzo d’avorio del secolo scorso, probabilmente contemporaneo di S. Daniele Comboni scolpito dallo scultore Igino Legnaghi, rappresentante il Santo tra una suora, un sacerdote africano, dei bimbi, una madre. Tale reliquiario è estraibile dalla nicchia per essere portato in processione e baciato dai Padri e i Fratelli moribondi. Ho trovato geniale l’idea di Padre Venanzio Milani di mettere una cosa nel cuore di una cosa, a sua volta nel cuore di una cosa. Penso sia questa la maniera di affrontare oggi l’arte Sacra: che ci porti al centro, in un percorso che passi dalla fantasia dell’artista all’ascolto dei fruitori.  Non si tratta di un discorso individuale, ma collettivo, dove ognuno porta il suo contributo, anche e soprattutto il fruitore che non capisce bene: perché i temi sono talmente alti che non credo nessuno capisca bene.

La sede.chiesa-castel-dazzanoscapini-missionari-comboniani sede

Viene posta dietro l’Altare, sotto la vetrata del Cenacolo Comboniano, il banchetto della felicità in cielo.

Lo schienale in marmi gialli riprende il gioco delle aureole della vetrata, sicché il celebrante sotto il Cristo viene proprio a rappresentarLo in un ambiente analogo, non più solo di luce come nella vetrata, ma più materiale, di marmi colorati. Anche la seduta è coperta da un drappo bianco, sempre di marmo, dello stesso disegno della tovaglia nella vetrata.

 

 

 

 

L’ambone.chiesacombonicasteld'azzanobozzetto amboneluigi scapini 2014

Il tema è l’inizio del vangelo di S.Giovanni, la parola che è luce.

Il leggio rappresenta un libro: la Parola, di marmo bianco aperto a raggiera. Dalla sua costola la luce ricade con raggi e gocce di luce sempre di marmo bianco su una serie di spazi marmorei triangolari protesi verso l’alto dei soliti marmi colorati, ormai leitmotiv di tutti gli interventi in marmo: nero, bruno, rame, giallo, rosa, rosso. Che è come dire che la luce della Parola illuminerà tutte le razze umane.

 

 

 

 

 

 

 

ingresso chiesa